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CORSO AVANZATO PER DPO 2* Ed.

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L’associazione Privacy Academy presenta la Seconda Edizione del CORSO AVANZATO per DPO, un corso specialistico rivolto ai professionisti della privacy. QUI TUTTE LE INfO!

Il corso avanzato per DPO è alla sua seconda edizione. Dato il successo dello scorsa edizione abbiamo deciso di riproporre lo stesso format: un totale di 120 ore di corso dpo suddiviso in 90 ore di webinar (composte da 10 sessioni – 4 ore e mezza a giornata, pausa compresa) e finale in presenza di 30 ore (il finale sarà un viaggio evento con esercitazioni, simulazione e verifiche).

Un programma ricco di approfondimenti illustrati dai migliori esperti di privacy, tra cui sei funzionari del Garante Privacy.

E’ attualmente in corso la procedura per i crediti degli avvocati del CNF e del TUV per gli iscritti a FederPrivacy.

E’ possibile iscriversi ai webinar, oppure scegliere le 30 ore in presenza, partecipare ad entrambi o ricevere tutte le registrazioni dei webinar pregressi!


La quota comprende
– Partecipazione ai webinar in diretta streaming dal momento dell’iscrizione
– Registrazione dei webinar del corso precedenti
– Slide del corso
– Attestato di partecipazione
– Iscrizione a Privacy Academy per tutto il 2022 e 2023

IL PROGRAMMA

Il corso è dedicato a professionisti e interessati all’evoluzione della privacy e della protezione dei dati personali, dal GDPR alla normativa complementare, che già posseggono conoscenze pregresse nella materia.

Requisiti. Per poter iscriversi occorre aver eseguito un corso sulla privacy di almeno 80 ore da dichiarare al momento dell’iscrizione.
In caso diverso è possibile parteciparvi, ma non sarà rilasciato l’attestato di superamento dell’Esercitazione Finale.


PASSI PER ISCRIVERSI

1. Compila il form di iscrizione.
clicca qui > form di iscrizione

2. Paga con bonifico la cifra indicata a titolo di acconto e a titolo di saldo

Intestatario: Associazione Privacy Academy
IBAN: IT32A0623032121000030143393
Importo: 800€
Causale: CORSO AVANZATO PER DPO

3. Scrivi a: [email protected] oppure a [email protected]

4. Inviaci il form di iscrizione compilato e la copia contabile del bonifico

Benvenuto in Privacy Academy!

Riceverai subito la nostra email di conferma!

LawBoat Partenza anticipata al 18 ottobre 2022 da Genova

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  • l’evento, inizialmente previsto per il 26 ottobre, è stato anticipato al giorno 18.
    Pertanto, la crociera di formazione di Privacy Academy si svolgerà nelle date dal 18.10.2022 al 21.10.2022


Corso Avanzato per DPO – VICENZA 11-13 MARZO – SESSIONE IN PRESENZA

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Venticinque professionisti tra esperti IT, consulenti, social media manager e avvocati di tutta Italia si sono ritrovati a Vicenza per affrontare la grande finale del Corso Avanzato di DPO organizzato da noi di Privacy Academy e patrocinato dal Garante Privacy. L’evento dall’11 al 13 marzo 2022, a conclusione delle precedenti 90 ore in webinar svoltesi da settembre a dicembre, ha rappresentato un’importante occasione di incontro per condividere, imparare e divertirsi.

Durante il corso i partecipanti, uniti in team, si sono immedesimati in realtà aziendali e hanno brillantemente affrontato le varie esercitazioni pratiche su informative, nomine, registri di trattamento, notificazioni di Data breach, etc., assegnate al fine di creare quel piccolo dossier documentale che è stato poi attenzionato dai relatori in una simulazione finale di ispezione dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati personali. Con tanto di scrivania da Commissione d’esami i diversi team si sono sottoposti agli approfondimenti e quesiti degli Ispettori.

Tra le ore 14.00 e le 17.00 di venerdì 11 marzo i partecipanti sono giunti all’hotel Viest di Vicenza, ritrovandosi in sala meeting per la presentazione dei lavori e l’illustrazione delle prove.

Alla fine dei lavori i partecipanti si sono congedati, per darsi appuntamento a cena “Al Ritrovo”, un’osteria in Piazzetta Duomo a Vicenza.

Dalle ore 10.00 di sabato 12 marzo sono proseguiti i lavori e la messa a punto delle varie esercitazioni che ciascun team si è impegnato a completare in vista della simulazione di ispezione finale. I partecipanti che avevano già completato i lavori hanno invece potuto concedersi il meritato relax in sauna o in vasca idromassaggio nella Spa dell’hotel.

Dopo il Light Lunch delle 13.00, i partecipanti si sono ritrovati alle 15.00 in sala meeting per affrontare la prova conclusiva.

Durante la simulazione di ispezione ciascun team, a turno, si è presentato davanti alla Commissione per rispondere a domande puntuali inerenti agli elaborati consegnati e alla gestione della privacy nella aziende rappresentate.

Valutata la capacità di rispondere lucidamente alle domande che venivano poste in relazione soprattutto ai ruoli che i partecipanti avevano all’interno dei team (ad es. titolare o responsabile del trattamento, DPO, piuttosto che responsabile IT, del personale, o della comunicazione) nonché l’esposizione nel complesso, la Commissione si è riunita per formulare i propri giudizi e assegnare le premiazioni.

Le diverse premiazioni e la consegna degli attestati sono avvenute in sala meeting nella mattinata di domenica.

Siamo veramente soddisfatti della buona riuscita dell’evento e ringraziamo ciascun partecipante per aver reso i momenti insieme ricchi di stimoli e di piacevoli riflessioni.

Avv. Monica Gobbato
Avv. Daniele Minotti
Dott. Andrea Albanese
Avv. Giulia Scarpino
Dott. Giacomo De Simio

Microsoft sempre più potente nel gaming grazie all’acquisto di Activision Blizzard

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Activision Blizzard è stata acquisita da Microsoft al costo di 68,7 miliardi di dollari. Si tratta del gigante dei videogiochi con al suo attivo titoli come Call of DutyWorld of Warcraft o Diablo. Questa acquisizione renderà Microsoft la terza società di videogiochi più grande al mondo, dopo la cinese Tencent e la giapponese Sony.

“Oggi, il gioco è la categoria più dinamica ed eccitante dell’intrattenimento su tutte le piattaforme e avrà un ruolo chiave nello sviluppo delle piattaforme per il metaverso”  ha esordito Satya Nadella, presidente e amministratore delegato Microsoft.

Grazie a questo acquisto Microsoft otterrà l’accesso ai 390 milioni di utenti mensili di Activision, da aggiungere ai 25 milioni di abbonati di Xbox, e la possibilità di inserire nel suo catalogo Xbox pass i grandi titoli come Call of Duty e Warcraft.

Come è noto il mercato dei videogame è estremamente redditizio e anche in crescita visto che ad oggi vale oltre 200 miliardi di dollari.

Come abbiamo avuto modo di approfondire nella giornata sul gaming al nostro corso avanzato per dpo, solo nel 2021, il numero totale di nuovi titoli è aumentato del 64% rispetto al 2020 e ad oggi i giocatori nel mondo sono circa 3 miliardi, in crescita costante e con un avanzamento della fascia di età che non riguarda più solo giovanissimi.

Google aprirà il suo primo negozio permanente questa estate a New York City

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Lo Store, nel campus del gigante tecnologico di Chelsea, mostrerà e riparerà telefoni Pixel, termostati Nest e dispositivi indossabili Fibit

Di Matt Grossman

Google aprirà il suo primo negozio al dettaglio permanente a New York City nelle prossime settimane, una scommessa basata sull’idea che una presenza fisica al dettaglio possa aiutare a mostrare e vendere i prodotti mentre la pandemia si attenua.

Il negozio, che si trova nel quartiere Chelsea di Manhattan, aprirà questa estate e venderà articoli come i telefoni Pixel di Google, i termostati intelligenti Nest e i dispositivi indossabili Fitbit, ha affermato la società giovedì in un post sul blog . Il negozio ospiterà anche workshop sull’utilizzo dei prodotti Google e fornirà servizi di riparazione e risoluzione dei problemi.

Il negozio farà parte del campus esistente di Google nel quartiere . Nel 2018, Google ha acquistato l’edificio del Chelsea Market di 1,2 milioni di piedi quadrati per oltre $ 2 miliardi, dall’altra parte della strada rispetto al suo edificio per uffici ancora più grande al 111 Eighth Ave.

“Google è a New York da 20 anni e consideriamo il negozio come una naturale estensione del nostro impegno di lunga data per la città”, ha detto nel post del blog Jason Rosenthal, vicepresidente dei canali diretti e dei membri dell’azienda.

Google di Alphabet Inc. ha gestito temporaneamente negozi pop-up a New York e Chicago in passato, ma il sito di Chelsea sarebbe il suo primo luogo permanente per gli acquirenti. New York City è la seconda più grande base di dipendenti di Google dopo la sua sede centrale a Mountain View, in California.

Ricerca potenziata dei provvedimenti

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del Garante per la protezione dei dati personali

Da qualche mese il nostro vicepresidente avv. Massimiliano Nicotra (nonchè mio socio in QUBIT LAW FIRM) in collaborazione con Roberto Alma ha realizzato un ottimo motore di ricerca per i Provvedimenti del Garante Privacy.

Il motore si chiama GPDPSEARCH ED è A questo link https://gpdpsearch.it/

Vi consiglio di utilizzarlo perchè funziona davvero benissimo!

Privacy Academy lo mette a disposizione dei suoi associati e Utenti.

Webinar Per DPO – Lezione 7 La Privacy Nella PA

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Continuano i nostri corsi per Data Protection Officer (DPO). Il 20 aprile alle ore 17.00 ci sarà la settima giornata del percorso per DPO per gli iscritti di Privacy Academy.

Si affronteranno le peculiarità proprie della Pubblica Amministrazione nell’applicazione delle regole previste dal GDPR (Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali) con particolare riferimento alla designazione obbligatoria del DPO, alle modalità dell’informativa, ai diritti degli interessati e soprattutto il diritto di accesso e la trasparenza.
Importante sarà illustrare la “trasparenza” come intesa dal GDPR e quella disciplinata dal d.lgs. 33/2013.

Al termine dell’incontro il fantastico disegnatore e fumettista Fabio Leonardi eseguirà le tavole delle relazioni, semplificando importanti norme giuridiche in facili mappe concettuali, sotto forma di divertenti fumetti.

Infine il solito test Kahoot per valutare l’apprendimento dei partecipanti.

Biglietti gratuiti per i soci e di 12 euro per i non soci (che potranno però usare questa cifra come anticipo sui 35 euro di quota associativa annuale). QUI il LINK di EventBRITE

SLIDES ART AND TECH – 18 MARZO 2021 – MDW

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QUI LE SLIDES DELLA PRESENTAZIONE ALLA MILANO DIGITAL WEEK

ART and TECH nella Milano Digital Week

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Scopri “Art and Tech – Digital Week” su Eventbrite!

Data: gio, mar 18 • 17:00 CET

https://www.eventbrite.com/e/biglietti-art-and-tech-digital-week-145003221539?aff=eand

Questo evento è gratuito per 20 soci Privacy Academy che si iscriveranno prima
Per il resto è a pagamento nell’ambito della Milano Digital week

Art and Tech 17 Febbraio 2021

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Il giorno 17 Febbraio 2021 ci sarà la 2 giornata del percorso Legal Innovation di Privacy Academy dal Titolo Art and Tech. Sempre alle ore 17.00 e mediante zoom. Le Modalità di iscrizione sono visibili su EventBrite ed è accessibile anche ai NON Soci Privacy Academy.

L’evento è fatto in collaborazione con la Casa d’Arte San Lorenzo e riprenderà tematiche già affrontate all’Eprivacy del 2019 e descritte nell’articolo di Agenda Digitale

Si affronterà il tema del valore dell’opera e dei criteri per determinarlo, di blockchain e tokenizzazione e di nuove modalità di autenticazione digitale. Tutto questo solo dopo una bellissima introduzione sull’attuale mondo dell’arte fatta da Roberto Milani, tra i Titolari di Casa d’Arte San Lorenzo.

I relatori sono il gallerista e socio di Casa d’arte San Lorenzo Roberto Milani, l’avv. Adriana Augenti e l’avv. Monica Gobbato.

Al termine il fantastico disegnatore e fumettista Fabio Leonardi farà le tavole delle relazioni, come già fatto nell’ambito della giornata di STRUMENTI E SANZIONI del 27 Gennaio 2021.

“La tecnologia blockhain può rivoluzionare il mercato delle opere d’arte attraverso l’impiego dei token. Perché le opere d’arte si possono tokenizzare, con vantaggi per i collezionisti e i quadri stessi, che aumenteranno di valore: attraverso la tecnologia blockchain è possibile ampliare il mercato dell’arte, tradizionalmente molto chiuso, aprendolo anche a piccoli galleristi che così potranno possedere quote di un famoso dipinto. Il primo esperimento in questo senso è del 2018, con un’opera di Andy Warhol. Vediamo nel dettaglio come la tecnologia interviene nel mercato dell’arte”.

#ArtandTech sarà l’hashtag della giornata.

Iscriviti alla Finale del Corso per Dpo!

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Il corso avanzato per DPO è alla sua seconda edizione. Dato il successo dello scorsa edizione abbiamo riproposto lo stesso format precedente con un totale di 120 ore di corso. Dal 3 al 5 marzo saremo a Genova per la finale.

Iscriviti alla finale in presenza di 30 ore (viaggio evento con lezioni, esercitazioni, simulazioni e verifiche). I prezzi indicati comprendono
2 notti, un pranzo e una cena a Genova (in centro).

Informazioni a [email protected] oppure [email protected]

Le aziende italiane preoccupate solo in parte della necessità di cybersecurity

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Uno studio sullo stato e le tendenze del cyberwarfare a livello globale mostra come solo un terzo delle realtà italiana ritenga strategico prevenire i rischi alla propria organizzazione. Solo il 20%, inoltre, ha adottato appieno i dettami del Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection.

Nonostante il 61% delle aziende italiane dichiari di essersi misurata contro attacchi informatici nel corso del 2022, solo il 29% considera la cybersecurity come rischio strategico per la propria organizzazione. Il dato emerge dallo studioState of Cyberwarfare and Trends Report: 2022-2023”, appena reso pubblico da Armis: “Si tratta di un fenomeno preoccupante”, commenta Nicola Altavilla, country manager della società. “Intanto, il numero è assai inferiore al 44% riscontrato a livello globale e poi occorre tener conto del campione, costruito complessivamente su oltre 6mila professionisti IT e responsabili della sicurezza in aziende con più di un centinaio di dipendenti, cinquecento dei quali qui da noi. Non parliamo di top manager o responsabili di aree di business, ma di chi dovrebbe assicurare la protezione della propria impresa”.

D’altra parte, oltre l’85% degli intervistati ha indicato che la propria organizzazione dispone di misure adeguate per rispondere alle minacce informatiche, pur non nascondendo la presenza di ampie aree di miglioramento. L’attenzione principale appare rivolta soprattutto alla protezione dei dati, al rilevamento delle intrusioni e alla gestione dell’identità e degli accessi, che gli intervistati hanno indicato come le loro priorità principali, mentre la prevenzione di possibili attacchi alla supply chain e il monitoraggio dei macchinari industriali appaiono elementi secondari.

Un altro dato poco rassicurante riguarda l’allineamento al Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection, che l’Italia ha messo a punto nell’ormai lontano 2015, ma oggi ancora non è stato preso in considerazione dal 17% delle aziende e un altro 24% ha indicato di avere semplicemente “attività in corso” su questo fronte, senza però aver ancora attuato azioni concrete. In area governativa, solo il 7% ha già costruito un piano conforme e anche Ot e retail si trovano nelle stesse condizioni, mentre il settore finanziario è decisamente più proattivo (33% già allineato): “Un terzo del campione ha manifestato perplessità sull’incremento degli attacchi informatici, che però è stato molto forte soprattutto dall’inizio della guerra in Ucraina”, ha commentato Altavilla. “Il cyberwarfare è il futuro del terrorismo e chi attacca produce sforzi inferiori rispetto a chi si deve proteggere, tenendo conto che sempre più le minacce aritvano direttamente dagli Stati. Da noi quattro aziende su cinque detiene dati sensibili. La protezione dei dati è un imperativo per tutti i Paesi dell’Ue e, sebbene ci sia consapevolezza della sua importanza, sembra esserci uno scostamento con l’effettiva conformità alle norme”.

Le prospettive future, tuttavia, sembrano essere incoraggianti, in quanto il campione di intervistati prevede maggiori investimenti da parte delle proprie organizzazioni in misure di cybersecurity rilevanti. Le aziende coinvolte  prevedono investimenti in formazione sulla cybersecurity immediatamente (35%) o entro sei mesi (31%). C’è spazio anche per i nuovi fornitori (21% con prospettive immediate e il 33% entro sei mesi) e per le risorse dedicate alla gestione delle vulnerabilità (40% subito e 29% entro sei mesi).

Notizie interessanti, quindi, anche per la stessa Armis, che prende spunto da quanto indicato proprio nel Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection, che indica fra i primi punti di attuazione necessità di identificazione e classificazione dei dispositivi utilizzati: “Noi ci occupiamo di asset inventory e la nostra peculiarità è di intervenire soprattutto sui dispositivi non connessi, come i sensori nell’industria o gli apparecchi elettromedicali nella sanità. Lì c’è un mondo sommerso che noi riusciamo a portare a galla a partire da una semplice Proof of Concept”, ha concluso Altavilla.

Fonte:  Roberto Bonino su Ict Business Ecosystem

Le prossime date del corso avanzato per DPO

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Nell’immagine abbiamo inserito le prossime date del corso avanzato per DPO seconda edizione. Dato il successo dello scorsa edizione abbiamo riproposto lo stesso format: un totale di 120 ore di corso dpo suddiviso in 90 ore di webinar (composte da 10 sessioni – 4 ore e mezza a giornata, pausa compresa) e finale in presenza di 30 ore (il finale sarà un viaggio evento con esercitazioni, simulazione e verifiche).

Il corso finale che si attuerà in un weekend di 30 ore verrà svolto nel centro di Genova dal 3 al 5 marzo 2023. Per iscrizioni scrivere a [email protected]

Nel 53% dei casi i team privacy sono a corto di personale (Rapporto “Privacy in Practice 2023” di ISACA)

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Ad evidenziarlo è il rapporto

Secondo quanto riportato da FederPrivacy nella giornata odierna nel 53% delle aziende i team privacy sono a corto di personale, anche perché attualmente il 41% degli stessi manager ammette di non disporre di un budget sufficiente, che nel 34% dei casi neanche verrà aumentato nel 2023.

Il 22% dei manager ritiene che il proprio consiglio di amministrazione non dia adeguata priorità alla privacy, e il 20% pensa che neanche esso sia al corrente di tali lacune, anche se la nota positiva è che il 55% dei CDA è ormai consapevole del rilievo che hanno assunto i temi della protezione dei dati

Nonostante però che le aziende abbiano compreso l’importanza della privacy, e benché il 38% dei manager abbia fiducia della capacità della propria organizzazione di garantire la sicurezza dei dati, d’altra parte il 94% delle imprese riconosce l’esistenza di un deficit di competenze in questo settore.

Per correre ai ripari, l’87% delle aziende offrono formazione in materia di privacy ai propri dipendenti, e stanno anche formando risorse interne non specializzate per poterle poi impiegare in ruoli riguardanti la privacy (49%). Inoltre, le organizzazioni stanno aumentando il ricorso a dipendenti a contratto o a consulenti esterni (38%).

Ad evidenziarlo è il rapporto “Privacy in Practice 2023” di ISACA realizzato intervistando 1.890 professionisti della privacy di tutto il mondo, di cui 375 europei.

Tra le falle più comuni che le organizzazioni devono fronteggiare nell’ambito della protezione dei dati, il rapporto indica la mancanza di formazione (49%), le violazioni dei dati (42%) e il fatto che le aziende non considerano le criticità della protezione dei dati in prospettiva “privacy by design” (42%).

Fonte: FederPrivacy 19 Gennaio 2023

I 10 trend tecnologici per il 2023 secondo Kyndryl

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Milano, 10 gennaio 2023 – Dopo un biennio segnato dalla pandemia da COVID-19, il 2022 ha posto le aziende di fronte a ulteriori sfide portate dall’incertezza economica e politica a livello internazionale. In tale contesto, la tecnologia può rivelarsi la migliore alleata per raggiungere gli obiettivi e restare al passo con dinamiche di business in continuo cambiamento.

Kyndryl (NYSE: KD), il più grande fornitore di servizi di infrastruttura IT al mondo, ha quindi identificato i 10 trend che caratterizzeranno il settore tech per il 2023 e che le aziende dovranno tenere in considerazione nell’ambito del proprio percorso di Trasformazione Digitale.

  1. La resilienza informatica passerà davanti alla cyber security: nascono i Cyber Resilience Officer

L’88% della classe dirigenziale guarda alla sicurezza informatica più come a un rischio di business a 360° che come a un aspetto meramente tecnologico (fonte: Gartner): nel 2023, la cosiddetta resilienza informatica non riguarderà più solo i Chief Information Security Officer (CISO), ma rappresenterà una priorità per l’intera C-suite.

Le aziende dovranno maturare la consapevolezza che ci sono più probabilità di subire un attacco informatico rispetto a un disastro fisico e dovranno proteggere di conseguenza tutte le aree di attività: per questo, si farà sempre più strada la figura del Cyber Resilience Officer.

Con i rischi informatici ai massimi storici, sarà inoltre necessario sviluppare piani che consentano di garantire le modalità di lavoro ibride e remote anche nel 2023 e oltre.

Molte aziende stanno passando da strategie reattive all’implementazione di centri di sicurezza IT proattivi, così da ridurre significativamente l’interruzione delle attività in caso di eventi informatici: un approccio integrato alla cyber resilience consente di anticipare, proteggere, resistere e recuperare più velocemente in caso di attacco. Inoltre, l’adozione di processi automatizzati di valutazione e risposta agli incidenti permetteranno ai team di concentrarsi sui problemi principali e più ad alto rischio, tipici degli ambienti di lavoro digitali.

  1. I mainframe sono qui per restare, ma serve un focus sulle competenze

Nel 2023 le aziende sceglieranno di accelerare la modernizzazione dei carichi di lavoro mainframe esistenti per consentire una maggiore integrazione in un ambiente cloud ibrido. Di fronte alla duplice sfida della riduzione dei budget destinati all’IT dovuta alla situazione economica globale e dell’attenzione alla sostenibilità, le organizzazioni dovranno concentrarsi sull’integrazione dei carichi di lavoro giusti con gli hyperscaler, invece di spostarli completamente dal mainframe. Tale approccio consente di spostare strategicamente alcune applicazioni e dati su uno o più hyperscaler, continuando al contempo a eseguire i carichi di lavoro containerizzati più adatti al mainframe.

Inoltre, se da un lato verranno implementati nuovi linguaggi di programmazione e ambienti low-code/no-code per consentire un accesso più rapido alle applicazioni e ai dati mainframe esistenti, dall’altro sarà necessario tornare a sviluppare competenze IT che supportino linguaggi di programmazione di base, come COBOL e RPG, per contribuire a colmare il “gap di competenze mainframe” che ostacola i progetti di modernizzazione. Il cloud guiderà l’innovazione: è l’era delle applicazioni cloud nativeLe aziende che avevano adottato il cloud prima della pandemia hanno avuto maggiore successo nella trasformazione dei propri modelli di business e nella capitalizzazione di nuove opportunità. Lo stesso accadrà con la recessione economica cui stiamo andando incontro: l’adozione del cloud rappresenta il percorso più rapido verso l’innovazione e offre alle aziende più flessibilità per gestire la propria attività in tempi difficili. In tale contesto, le aziende investiranno sempre di più nelle applicazioni cloud native, tanto che le piattaforme cloud native saranno alla base di oltre il 95% delle nuove iniziative digitali entro il 2025 (fonte: Gartner). Le opportunità si tradurranno in un’innovazione più rapida, nella capacità di abilitazione di altre tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e in applicazioni più resilienti. Inoltre, le applicazioni cloud native potranno aiutare le aziende a raggiungere i propri obiettivi ESG poiché, sfruttando una tecnologia serverless, non sarà necessario eseguire

le applicazioni 24/7.

  1. La strada verso cloud distribuito e cloud di settore è segnata

Le aziende tenderanno sempre di più verso un modello di cloud distribuito, dove i carichi di lavoro sono allineati con posizioni specifiche delle risorse per soddisfare i requisiti di conformità e di prestazioni o per supportare l’edge computing, pur con una gestione centrale da parte di un cloud provider pubblico. Gartner stima che, se nel 2020 il 10% dei dati è stato creato al di fuori dei data center, entro il 2025 questa percentuale salirà al 75%. Inoltre, si prevede che il mercato del cloud distribuito raggiungerà i 5 miliardi di dollari entro il 2026, rispetto agli 1,3 miliardi di dollari del 2020 (fonte: Market Digits).

Tra i principali vantaggi di un modello distribuito, la capacità di visualizzare e sfruttare meglio i dati all’interno di un’organizzazione per guidare il valore e l’abilitazione di nuove funzionalità Web3.

Inoltre, il cosiddetto industry cloud, già diffuso in alcuni settori come il retail, si diffonderà anche ad altri ambiti. Tra questi, il settore manifatturiero vanta un livello di adozione già piuttosto avanzato, mentre per telecomunicazioni ed healthcare ci si aspetta un’implementazione più lenta.

  1. Cloud networking: un’esigenza in crescita

Man mano che le aziende sposteranno i carichi di lavoro e le attività sul cloud, verranno utilizzati mezzi di connettività diversi rispetto a quelli tradizionali. Abbiamo assistito a processi di virtualizzazione

dell’infrastruttura di rete, offerta in modalità as-a-service alle aziende, tuttavia molte organizzazioni non dispongono di un buon canale diretto.

Nei prossimi mesi, crescerà quindi la richiesta di integrazione della connettività con i servizi gestiti, per aiutare le aziende a gestire le reti multiple.

  1. Edge computing e funzionalità end-to-end alla base del percorso di trasformazione

L’edge computing guiderà efficienza aziendale e risparmi in termini di costi soprattutto nei settori manifatturiero, retail, energetico, ma non solo.

Dal punto di vista dell’Industria 4.0, in particolare, le aziende potranno contare su funzionalità end-to-end lungo il percorso di trasformazione “core to edge”.

  1. DataOps per abilitare le potenzialità dei dati

Nel 2023 l’osservabilità dei dati diventerà sempre più strategica, nonché la chiave per scalare l’Intelligenza Artificiale per le aziende.

Tuttavia, senza una base dati solida e senza DataOps sarà difficile sia scalare e democratizzare il consumo dei dati, sia offrire agli utenti qualità e affidabilità delle informazioni fornite.

  1. Il ruolo chiave degli esperti in Intelligenza Artificiale e Machine Learning

Nei prossimi mesi il successo verrà misurato in base alla capacità di implementare modelli basati su IA/ML, di scalare l’IA, di ridurre il time to insight e il time to value: per questo, le figure professionali in grado di gestire Intelligenza Artificiale e Machine Learning diventeranno strategiche. Oggi, infatti, molti progetti di IA falliscono poiché non sono progettati per essere scalati o integrati con i flussi di lavoro aziendali.

  1. L’etica dell’Intelligenza Artificiale diventerà imprescindibile

In accordo con normative sempre più stringenti, le aziende dovranno definire framework operativi e l’etica dell’Intelligenza Artificiale assumerà un ruolo primario.

Le soluzioni di Intelligenza Artificiale responsabile che agiscono in ambiti legati ai temi della fiducia, del rischio, dell’etica, della sicurezza e della trasparenza diventeranno sempre più diffuse. Tra queste, si pensi per esempio a soluzioni che contemplano insight personalizzati, come quelle che riguardano il rischio di credito o i motori di raccomandazione.

  1. Offrire ai dipendenti esperienze digitali personalizzate sarà un must-have del mondo del lavoro ibrido. Il contesto lavorativo odierno è diventato un ambiente multicanale in cui i dipendenti scelgono quelli che preferiscono per interagire con le organizzazioni. Per molte aziende, la sfida è dunque quella di garantire che questo nuovo ambiente sia fluido, offra una buona usabilità e, al contempo, migliori la collaborazione e la cultura organizzativa.
    • Nel 2023, le esperienze digitali saranno una priorità per i recruiter e giocheranno un ruolo chiave per la fidelizzazione dei dipendenti, tanto che con il giusto supporto tecnologico i dipendenti hanno mostrato l’85% di probabilità in più di rimanere in un posto di lavoro per oltre 3 anni (fonte: Harvard Business Review). ILARIA VOLONTIERI Hotwireglobal.

La class action sul caso Facebook – Cambridge Analytica costa a Meta $725 mln

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Nel 2019 Facebook si era già vista costretta a pattuire con la Federal Trade Commission (FTC) la cifra record di 5 miliardi di dollari come sanzione relativa al caso Cambridge Analytica e alle altre deficienze del social network di Cupertino riguardo gli obblighi di trasparenza verso gli utenti, di riservatezza e protezione dei dati personali.

Ora Meta, nel frattempo divenuta proprietaria di Facebook, ha accettato di pagare 725 milioni di dollari per porre termine all’azione legale collettiva sulla violazione dei dati legata alle attività perpetrate sul social network dalla società di consulenza politica Cambridge Analytica finalizzate a creare profili psicologici degli elettori. La società di consulenza, ora scomparsa, ha lavorato per il successo della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 e aveva utilizzato indebitamente le informazioni personali di oltre 80 milioni di account Facebook per la profilazione e il targeting degli elettori statunitensi (vittime della violazione furono anche alcune decine di utenti italiani, motivo per cui il nostro Garante Privacy irrogò nel 2019 una sanzione da 1 milione di euro).

Trattasi, della cifra più alta mai pattuita negli USA per una class action relativa a questioni di privacy. In un comunicato, l’azienda ha affermato che la risoluzione del problema era “nell’interesse della nostra comunità e dei nostri azionisti”.

Questa sanzione non consentirà ancora a Meta di lasciarsi alle spalle la vicenda Cambridge Analytica. L’azienda sta tutt’oggi fronteggiando una causa intentata dal procuratore generale di Washington DC e altre azionate da diversi procuratori generali statali.

Fonte: www.privacy.it