Diversity Manager: una professione a contatto con il mondo dei dati sensibili

1. Il Diversity Manager

Il Diversity Manager è una figura professionale che sta prendendo piede all’interno delle aziende che vogliono attivare una politica inclusiva. Da sottolineare che un’azienda attenta all’inclusione migliora la sua immagine aziendale, crea un clima collaborativo e una responsabilità verso il sociale

Il Diversity Management è lo sviluppo attivo e cosciente di un processo manageriale lungimirante, orientato al valore, strategico e comunicativo di accettazione delle diferenze e uso di alcune diferenze e somiglianze come un potenziale dell’organizzazione, un processo che crea valore aggiunto per l’impresa.

Elemento connotativo è la diversità, non come debolezza ma come forza!

Si riconosce la diversità della persona per saperla sfruttare al meglio, non più come una scriminante l’essere donna, etero, gay, avere un deficit che sia più o meno visibile o un orientamento religioso non riconosciuto nella nostra cultura occidentale, ma fare in modo che queste possano essere degli elementi caratterizzanti di una persona all’interno di un contesto lavorativo.

Il diversity manager è chiamato proprio a questo, creare delle opportunità, fare in modo che la persona possa essere integrata ed avere una sensibilità su questo tema.

2. Privacy

Il tema della privacy è sensibile al Diversity Manager, proprio perché operando nel campo dei dati sensibili è chiamato ad attivare una politica tale da non divulgare verso terzi, che possono essere anche gli altri lavoratori della disabilità di un soggetto se questi ne è a conoscenza.

Infatti in un contesto lavorativo meno soggetti sono a conoscenza di una patologia di un lavoratore meglio è. Questo perché la privacy è a tutela dei dati della persona, tanto che il GDPR ha introdotto delle nuove categorie che rientrano nella fattispecie dei “vecchi” dati sensibili, così da assicurare la massima protezione per quei dati che caratterizzano una persona nel proprio intimo.

È vietato trattare dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona


Art. 9

Inoltre non tutte le disabilità sono visibili, ad esempio una persona sorda o un malato di HIV non ha una disabilità visibile agli occhi del collega, ciò crea dei problemi nel caso della curiosità impellente dei colleghi di lavoro, i quali possono cercare di carpire più informazioni sul disabile creando anche questioni di discriminazione sul posto di lavoro.

3. Il Diversity Manager e la privacy

Nel rispetto della normativa della privacy, adottando le buone pratiche affinchè la condizione del lavoratore non venga divulgata, pertanto, il Diversity Manager non dovrà chiedere o influenzare il lavoratore a dichiarare e a soddisfare eventuali pettegolezzi nel contesto aziendale, a meno che non sia egli stesso di sua spontanea volontà far presente della sua condizione psico-fisica.

Il Diversity Manager sapendo la condizione del soggetto deve fare in modo di consigliare alle aziende soluzioni innovative, in modo tale da avere sia un riscontro sull’attività produttiva tuttavia mantenendo il rispetto e il riserbo del lavoratore disabile.

Il Diversity Manager cerca di attuare nuove soluzioni affinché non vi siano discriminazioni sul posto di lavoro.

Le idee innovative adottate da questa figura non agevolano solo il disabile lavoratore, ma anche il normodotato, infatti un esempio sono le righe bicolore antiscivolo poste sui gradini delle scale, non aiutano solo a chi ha un deficit visivo grave, ma anche una persona che con l’avanzare dell’età non ha più la corretta visione delle cose. In conclusione il Diversity Manager interviene nelle categorie particolari di dati personali, sfruttandoli affinché vi sia un’evoluzione sul posto di lavoro, trovando nuove soluzioni che possano migliorare il clima lavorativo e produttivo, rinforzando il brand, tuttavia proprio in forza di questa conoscenza, in particolare sulle disabilità del lavoratore, non deve dimenticarsi di tutelare la posizione di quest’ultimo proprio perché si rientra in una normativa rafforzata.

Articolo di
Dott.ssa Angelica Sonia Cosi – Data Protection Specialist


Fonti :

http://docenti.unimc.it/maria.zifaro/teaching/2017/17858/files/presentazione-lavori-di-gruppo-diversity-management
https://www.garanteprivacy.it/regolamentoue