66 CANDIDATURE ROSA per l’Autorità Garante della Protezione dei Dati Personali

È ormai noto che siamo in un imperdonabile ritardo con la procedura per il rinnovo dell’Authority per la Protezione dei Dati Personali: nella sua fase naturale il termine per far pervenire le candidature sarebbe scaduto a maggio 2019, ma è stato ritardato detto termine, per ragioni politiche, fino alle ore 24 del 26 ottobre 2019.

In virtù dell’allungamento dei termini rispetto alle 47 candidature precedenti, 19 candidate donna hanno potuto inviare il loro curriculum al Parlamento.

L‘associazione Privacy Academy (www.privacyacademy.it) ha ritenuto interessante analizzare tutti i C.V. delle donne candidate (pervenute nei termini e successivamente), e solo quelli, auspicando che almeno due dei quattro membri eleggibili possano (o debbano) essere donne. La ragione pratica è stata anche la difficoltà di analizzare i dati di tutti C.V. pervenuti: circa 250. Le candidature rosa, risultano infatti essere meno di un terzo rispetto al totale.

Per quel che concerne l’attività lavorativa si rileva che quasi la metà delle candidate è avvocato, circa il 47%, e solo il 3% appartiene al settore tecnico di sicurezza ICT.

Analizzando i C.V. è stato possibile classificarli nelle seguenti categorie: “Parzialmente conformi” per le 32 candidature nella norma e (parzialmente) conformi all’art 153 cod. privacy; “Papabili” per le 8 che spiccano sulle 32; “Bel C.V., ma poca privacy” per indicare le candidature che offrono esperienze anche di grande prestigio, ma che non denunciano una verticalizzazione specialistica nel settore privacy; e, infine, le “Senza idonei requisiti”.

Le candidate senza idonei requisiti sono quelle che difettano dei presupposti di cui all’art. 153 cod. privacy quando, al co.1, afferma che “Le candidature possono essere avanzate da persone che assicurino indipendenza e che risultino di comprovata esperienza nel settore della protezione dei dati personali”. All’interno di ben 20 candidature è possibile trovare laureate nel 2018 o donne che vantano solo uno o due corsi da 12 ore in materia di privacy.

8 sono le candidature di maggior interesse, le candidature per così dire “Papabili”.

Tra queste otto spiccano tre C.V., che sono quelli di Elena Bassoli, Fernanda Faini e Monica Gobbato. Le loro peculiarità risiedono nel praticare la privacy da molti anni, nell’aver pubblicato oltre cinque libri sulla materia e di essere (o di essere stata) Presidente di Associazione dedicata.

Le altre cinque papabili sono: Carollo Valentina, Cataleta Anna, De Minico Giovanna, De Stefani Federica e Palmirani Monica.

C’è poi una tipologia di candidature, le 6 de “Bel C.V., ma poca privacy”, che dimostra di aver lavorato in diversi ambiti, soprattutto nella pubblica amministrazione, e che vanta anche l’aver ricoperto incarichi istituzionali di certa responsabilità. Tuttavia non sembra riscontrabile quell’expertise nella privacy che si guadagna solo dopo aver lavorato concretamente tanti anni in detto settore.

Troviamo deputati, assessori e chi, per l’appunto, ha ricoperto pubblici incarichi. Il problema di questi C.V. sta nel fatto che appartengono a soggetti che dovranno, se eletti, garantire quell’indipendenza, imparzialità e concretezza proprie dell’ufficio del Garante.

Quasi la metà delle candidature, 32, attesta lo standard qualitativo delle proposte. C.V. interessanti, ma non entusiasmanti: di troppe non è persino chiaro da quanto tempo siano effettivamente coinvolte nella privacy.  Di 32 candidature «parzialmente conformi» all’art.153 cod. privacy, 5 sono di donne impegnate nella privacy dal 2017, 13 di donne già impegnate nella privacy prima del 2014 e, infine, 12 «X» delle quali non si evince chiaramente il momento in cui hanno iniziato ad operare in detto settore.

Di fronte a questa varierà, a quali categorie apparterranno le candidate che verranno a breve effettivamente elette?

Le votazioni si svolgeranno (speriamo) il 19.12.2019

Giacomo De Simio
Privacy Academy
Legal Hackers Genova