Perché il diritto all’oblio di un cittadino europeo su Google non vale in tutto il mondo

Il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea sul caso di Google e sul diritto all’oblio: la possibilità di cancellare informazioni dal web secondo le regole comunitarie vale solo nel territorio Ue

Il 10 gennaio 2019 l’Avvocatura generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso un parere sulla possibilità che Google, in caso di richiesta di un cittadino comunitario di far valere il diritto all’oblio, debba agire a livello mondiale o solo europeo. L’avvocato Maciej Szpunar si è pronunciato perché le decisioni in questa materia non estendano i loro effetti oltre i confini europei, negando la richiesta avanzata dallo Cnil, il Garante francese della privacy.

Diritto all’oblio

Il diritto all’oblio, oggi sancito espressamente anche dal Regolamento europeo sui dati personali (Gdpr) all’articolo 17, riconosce il diritto a essere dimenticati dalla rete. Risponde a una domanda: fino a che punto quanto abbiamo fatto in passato può condizionare il nostro presente, visto che il web conserva tutto? Si pensi a un articolo di giornale della stampa locale, che racconta una bravata fatta al liceo e torna a galla ogni qualvolta un’azienda cerchi informazioni su Google per assumerci.

Il caso Google Spain

È un tema delicato che vede Google da tempo in prima linea, visto che il caso che ha dato via alla discussione a livello europeo sul diritto all’oblio riguarda Google Spain. Il caso, avviato nel 2012, è andato a sentenza nel 2014. Il diritto all’oblio, ovvero alla cancellazione dei propri dati e all’interruzione del loro trattamento, era già previsto dalla vecchia direttiva privacy 95/46/Ce all’articolo 12, ma non era chiaro se si applicasse anche al motore di ricerca, in quanto questo si limita a indicizzare i risultati di contenuti creati da terzi.

La Corte di giustizia ha deciso che la norma si applica anche al motore di ricerca, che per questo avrebbe dovuto rimuovere i link segnalati dall’utente. Da quel momento Google ha predisposto un modulo apposito per la segnalazione dei link che si chiede di rimuovere.

Il caso in questione

La rimozione dei link nel caso Google Spain riguardava solo le ricerche fatte su Google in Spagna, ma i risultati sarebbero rimasti visibili nelle ricerche fatte da altri Paesi. Il caso in questione tocca proprio questo problema, se Google debba de-indicizzare i risultati in tutto il mondo o solo a livello territoriale.

La proposta di Google di de-indicizzare i risultati per i soli utenti geolocalizzati nel Paese del cittadino che aveva fatto la richiesta non è bastata al Cnil, che nel 2016 ha comminato una sanzione di 100mila euro. La sanzione è stata impugnata da Google davanti al Consiglio di Stato, che ha mandato tutto a Lussemburgo per conoscere il verdetto della Corte di giustizia.

Quello che si chiede alla Corte è dunque se il diritto all’oblio valga anche fuori dall’Unione europea. O se valga in tutta la Ue e non solo nello Stato del richiedente. E, infine, se tecnicamente si possa usare il geoblocking per impedire la visualizzazione basata sulla posizione.

Il parere dell’avvocato generale

In attesa della pronuncia della Corte l’avvocato generale ha emesso un parere non vincolante. Il legale fa un passo avanti rispetto al caso Google Spain. Secondo Szpunar non si può pensare di obbligare il motore di ricerca a garantire il diritto all’oblio in tutto il mondo. Pur esistendo casi in cui gli effetti giuridici di sentenze europee hanno avuto effetti oltre i confini europei, questi casi sono specifici e valutati caso per caso. Sarebbe rischioso, per l’avvocato, che le corti europee potessero influire sull’accesso alle informazioni in Paesi extra-europei, anche perché questo potrebbe portare gli Stati terzi, per motivi di reciprocità, a limitare la stessa libertà di accesso alle informazion per i cittadini europei sui loro siti.

Per rendere effettivo l’esercizio del diritto l’avvocato reputa che Google debba bloccare i risultati de-indicizzati in tutta l’Unione europea, anche usando tecniche di geoblocking.

Cosa cambia per Google

Per Google non cambia nulla. Già dal 2016, una settimana prima della multa comminata dal Cnil, il colosso di Mountain View ha deciso di applicare una nuova policy che prevede la garanzia del diritto all’oblio su tutto i territorio dell’Unione. “Abbiamo lavorato duramente per garantire che il diritto all’oblio fosse efficace per i cittadini europei, utilizzando anche la geolocalizzazione per garantire un’efficacia del 99%”, ha commentato Peter Fleischer, senior privacy counsel di Google.

Anche per Silvia Martinelli, avvocato, dottoranda di ricerca dell’Università di Torino e autrice del libro Diritto all’oblio e motori di ricerca. Memoria e privacy nell’era digitale, “pur trattandosi di una soluzione che lascia ampi margini alla ricerca dell’informazione di cui si chiede l’oblio e che non tutela pienamente il titolare del diritto alla cancellazione, alla luce delle possibilità tecniche esistenti, appare la soluzione più ragionevole”. Bisognerà vedere ora se la Corte seguirà il parere dell’Avvocatura generale oppure si discosterà. Senza dubbio questo è un altro tassello importante nel dibattito sul diritto all’oblio, che avrà un impatto anche sugli altri motori di ricerca.

Articolo di
Dott. Vincenzo Tiani – Web Editor


Originally published at www.wired.it on January 11, 2019.
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